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COME E PERCHÉ NACQUE PROFIBASE

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Negli anni novanta la nascita di ProfiBase accompagna di pari passo la nascita della Federazione Internazionale F.I.S.T.F. come federazione sportiva.
Nella seconda metà di tali anni la base professionale ProfiBase si afferma come "LA" base per il calcio da tavolo inteso come sport.


La creazione del concetto di “base professionale” e quindi del prodotto ProfiBase da parte mia avvenne tra il 1993 ed il 1995. Il primo stand ProfiBase, quindi la prima sua presentazione ufficiale al pubblico dei giocatori del calcio da tavolo agonistico, ebbe luogo alla Coppa d’Europa per Club di Wuppertal (Germania) nell’ottobre del 1995. Questa manifestazione può essere considerata come l’inizio della diffusione di basi professionali, prima di allora tale concetto non esisteva a livello pubblico né il corrispondente prodotto.  

Il concetto di “base professionale” significa fondamentalmente una base le cui dimensioni e quindi caratteristiche non sono uniche e stabilite, quindi in sostanza imposte, dal produttore al giocatore ma possono essere scelte liberamente da quest'ultimo sulla base del proprio modo di giocare. Entrambi, produttore e giocatore, si muovono naturalmente nell’ambito di misure stabilite dal regolamento.  

Fino all’inizio degli anni ’90 erano stati  sempre i produttori a determinare il modello di base con cui giocare. I giocatori non avevano alcuna voce in capitolo. Sia Sir Peter Adolph, il creatore del "Subbuteo", gioco e marchio ad un tempo, sia le ditte che acquistarono tale marchio a partire dalla fine degli anni ’70 (prima la Waddingtons, poi la Hasbro) produssero a livello commerciale di volta in volta un unico modello di miniatura, lo stesso che poi era usato anche a livello agonistico.  

La situazione non cambiò neanche quando un bravissimo giocatore, lo svizzero Willy Hofmann, che aveva le possibilità economiche e le necessarie conoscenze per farlo, produsse lui stesso le miniature da gioco (prima le Sports Playing Figures, poi i Toccer). Infatti, anche di prodotti della società Global Sports Games (GSG), di cui lui faceva parte insieme ad un collega svizzero d’origini italiane, non erano prodotte in misure diverse ma erano miniature di una dimensione standard, quella venduta ed "imposta" dal produttore, che il giocatore agonista doveva prendere così com’era. 

A dire il vero Hofmann aveva concepito varie dimensioni e possibilità per le basi delle sue miniature, come dimostrano sia il suo brevetto depositato negli Stati uniti d’America sia diversi studi da lui condotti,  conservati in quegli anni negli archivi della FISTF (Federation of International Sports Table Football) (oggi andati perduti?). Nondimeno egli aveva poi optato per una produzione industriale su grandi numeri e su di una sola forma e non per una produzione artigianale o semi-industriale su piccoli numeri, la quale però consentisse di produrre più forme e dimensioni.

Questa era la situazione del mercato quando io, allora trentenne o qualcosina in più, mi riavvicinai al gioco, come la stragrande maggioranza dei giocatori della nostra generazione (quella, per intenderci, che ha avuto la fortuna di "crescere" con il Subbuteo negli anni '70-'80), i quali, dopo aver giocato il Subbuteo come gioco da ragazzi, lo hanno abbandonato nella fase adolescenziale e post-adolescenziale per riscoprirlo poi, come hobby e piccolo sport, da adulti. 

Allora i tornei della FISTF, fondata nel 1992, erano dominati da giocatori, anche mediocri, che però si avvalevano dei nuovi materiali svizzeri e battevano giocatori anche di livello superiore ma che erano rimasti fedeli ai materiali Subbuteo tradizionali. Tra questi tornei sono da ricordare per es. Sucy en Brie (Francia), senz’altro il torneo più bello dalla storia del calcio da tavolo, oggi purtroppo ridotto di dimensioni e di qualità, e Mons (Belgio), che ancora si svolge ed è tuttora un ottimo torneo, come anche naturalmente la Coppa del Mondo e dei Campioni,

La differenza tra le basi svizzere e le basi Subbuteo tradizionali era abissale. Le prime effettuavano pallonetti che le altre si sognavano, erano molto più stabili, addirittura i Toccer, miniature del tutto sproporzionate rispetto alle altre, erano così massicci che non cadevano mai ed erano quasi insuperabili in difesa, per cui i giocatori "Toccer", una volta che andavano in vantaggio,  si chiudevano in difesa ed era poi veramente difficile riuscire a batterli.

La lotta tra giocatori tradizionalisti e giocatori, per così dire, progressisti, era in sostanza una lotta impari, nella quale i primi erano destinati a soccombere ed, infatti, soccombevano quasi sempre. 

Le miniature svizzere, che dal punto di vista agonistico e tecnico erano molto forti, avevano però alcuni grandi difetti. Ciò riguardava per diversi motivi sia le Sports Playing Figures sia i Toccer. Le prime, infatti, montavano e montano ancora sulla base una specie di stele di polistirolo che rappresenta molto lontanamente un calciatore, tanto che erano e sono ancora oggi chiamate non con il proprio nome ma con altri, non proprio generosi appellativi (“lapidi” in Italia e Germania, "robot" in Francia e Belgio). Ciò, penso, renda bene il concetto di quel che esse rappresentano. Bisogna stare però molto attenti a giudicare ciò in modo semplicisticamente negativo. Infatti, esisteva ed esiste tuttora una “corrente di pensiero” nel mondo degli appassionati del calcio da tavolo per la quale l’omino montato sulla base non deve per nulla   rappresentare in modo preciso e chiaro, eventualmente anche tridimensionale, il calciatore, ma lo deve soltanto stilizzare. Per questa corrente il calcio da tavolo non è per niente la forma in miniatura del calcio, per così dire, "grande", come un fratello minore sta al fratello maggiore, ma è uno sport o attività agonistica a sé stante, per cui non v’è proprio la necessità che l’omino montato sulla base rappresenti un calciatore. La miniatura (omino + base) per questa corrente di pensiero è un attrezzo sportivo come un altro, non ha nulla a che vedere con un calciatore.

Questa filosofia  era presupposta dalla creazione di Hofmann e si ritrova, infatti, anche nelle regole della FISTF, ch’egli stesso, allora Direttore Sportivo di tale federazione, creò all’epoca, sì in parte aiutato dagli altri membri del Board di quegli anni, ma, come ben sanno coloro che allora furono attivi  a livello organizzativo, praticamente da solo (io fui il Direttore Sportivo della FISTF immediatamente dopo Hofmann, lavorai in modo molto stretto con Laurent Garnier, presidente e mente ideatrice e fondatrice della FISTF, e venni a conoscenza in modo diretto del modo anche un po' rocambolesco in cui fui creata tale federazione). Tali regole sono ancora in vigore quasi senza modifiche,  per cui oggi quella filosofia di base è presupposta dall’intero movimento calciotavolistico internazionale attuale, anche se pochissimi ne sono consapevoli. 

La mia difficoltà principale da giocatore di calcio da tavolo allora, comune a tanti altri, era trovare materiale buono per essere competitivo ai tornei, senza però tradire la mia filosofia, che non era per niente quella appena espressa. Io appartenevo ed appartengo tuttora all’altra corrente, quella per la quale il calcio da tavolo, pur essendo o aspirando ad essere un’attività agonistica autonoma ed uno sport a sé stante, resta pur sempre l’applicazione in miniatura del calcio. Questo è stato sicuramente il principio ispiratore di Sir Peter Adolph e di coloro che, precedendo addirittura lui, inventarono in Inghilterra quel gioco, il Newfooty, cui lui poi diede il nome fortunato di “Subbuteo”. La FISTF non ha fatto e non fa altro che estendere tale Subbuteo, inteso come gioco non come marchio (questa differenza è essenziale!) a livello mondiale unificando le regole e creando una struttura sportiva adeguata, ma il principio del gioco così come le regole fondamentali restano pur sempre quelle fissate una volta per tutte da Sir Peter Adolph. 

Partendo da questo principio allora non si possono modificare alcuni aspetti del gioco originario, come per es. il colpo di dito senza uso del pollice, la forma di pallina, porte e campo, la zona di tiro  etc. perché, se lo facciamo, ci allontaniamo da quel principio e creiamo un altro gioco (come ce ne sono nel mondo, ossia giochi del calcio da tavolo con aspetti decisivi diversi dal Subbuteo e quindi dal calcio. Tali giochi a mio avviso proprio per la loro lontananza dal calcio sono destinati a tramontare, mentre il Subbuteo, inteso come gioco e non come marchio, proprio perché al contrario indovinatamente segue pari passo il calcio ma in miniatura, resterà per sempre "IL" gioco del calcio da tavolo, non tramonterà mai).  

Tra questi aspetti, che non possono essere modificati senza tradire il principio ispiratore del gioco, v’è senz'altro il principio che l’omino deve raffigurare il calciatore non in modo stilizzato ma in modo fedele alla realtà.  Così era nella mente di Sir Peter Adolph, come si può ben vedere in tutte le miniature da lui prodotte, sia le flat figures sia le 00-scale, le quali raffigurano in modo inequivocabile la figura umana di un calciatore.

Per questo motivo all’epoca, pur acquistando e facendo qualche partita con le Sports Playing Figures, non volli passare a questo genere di miniatura, perché semplicemente non corrispondeva alla concezione che avevo e tuttora ho del calcio da tavolo. 

Dunque, scartate le Sports Playing Figures, non mi restava che l’uso dei Toccer o quello della miniatura tradizionale, la quale però come detto, non era più idonea a raggiungere certi livelli agonistici. 

Scartai anche i Toccer per un motivo opposto a quello che mi aveva condotto a scartare le “lapidi”. L’omino dei Toccer, infatti, sebbene sproporzionato rispetto agli omini tradizionali, rappresenta però in pieno un calciatore, anzi, se proprio si vuole essere precisi, rispetto alle dimensioni della palline è più proporzionato che non l’omino tradizionale Subbuteo. Nel caso dei Toccer era però la base a non soddisfarmi. Essa, infatti, è cilindrica e non “gira”, ossia non effettua quel movimento circolare che consente alla miniatura di superare una miniatura avversaria o propria, il che corrisponde nel gioco del calcio al dribbling. Questa è una delle prestazioni fondamentali di una buona miniatura ed addirittura, nel Subbuteo delle origini pensato da Sir Peter Adolph, era l’elemento caratteristico del gioco. Non per nulla, infatti, tutte le miniature Subbuteo tradizionali,   create da lui o anche da altri dopo di lui, hanno avuto tale caratteristica fondamentale a scapito delle altre: esse non erano stabili, non alzavano facilmente la palla, l’aggancio non era morbido e preciso,  ma, tutte, giravano perfettamente!

Ad iniziare dalle “flat” proprie delle primissime confezioni degli anni ’50, fino alla miniature Subbuteo della prod. Parodi anni 2003-04 come anche all'ultimissima produzione Hasbro 2005 (nonché del gioco Zeügo prodotto oggi dalla famiglia genovese ex-importatrice in Italia del Subbuteo) passando attraverso le miniature degli anni ’60-’70, le 00-Scale (note come Heavy-Weight o HW), quelle che hanno reso famoso il gioco e che sono entrate nel cuore di tutti gli appassionati della nostra generazione, come anche delle miniature purtroppo scadenti degli anni ’80, le Light-Weight o LW, che hanno rovinato non poco il gioco, per finire alla miniature prodotte dalla Hasbro negli anni ’90, migliori probabilmente di tutte le Subbuteo tradizionali in assoluto, tutte queste basi Subbuteo tradizionali commerciali, pur nelle grandi differenze che le contraddistinguono, hanno una caratteristica in comune: tutte girano, effettuano quel che Sir Peter Adolph aveva individuato come l’essenza del Subbuteo, lo “spinning”, in Italia chiamato "giro", "piroetta" o "effetto"). 

Oggi la situazione è diversa, il gioco è diventato molto più veloce, si gira di meno, nondimeno si gira ancora, soprattutto i veramente bravi lo fanno. Comunque, resta un dato di fatto che il dribbling è un elemento essenziale – anche se non l’unico – del calcio, e quindi, per chi sostiene la filosofia del calcio da tavolo come forma in miniatura del calcio, tale caratteristica, non importa se in modo facilmente o non tanto facilmente realizzabile, deve essere però sempre possibile. Una base cilindrica o la cui superficie d’appoggio rapportata al diametro superiore della base presenti una differenza troppo ridotta e quindi non offra lo spazio necessario per inserire l’unghia al di sotto ed imprimere così alla base quel movimento che poi produce lo “spinning”, non può essere una base idonea al calcio da tavolo sportivo in quanto non consente alla miniatura di effettuare il dribbling, che è però un elemento essenziale del calcio e quindi lo deve essere anche del calcio da tavolo.  

Così, in sostanza, non volendo all’epoca né usare le Sport Playing Figures, per motivi estetici e di concezione del gioco, né i Toccer, per motivi tecnici ed ugualmente di concezione del gioco, non mi restava dunque che usare le miniature tradizionali subbuteo, accettando lo svantaggio evidente rispetto agli altri che invece usavano il materiale svizzero, oppure, ed è quel che poi feci, ideare del materiale agonistico nuovo che non fosse in contraddizione con quei principi del gioco nei quali mi riconoscevo ed a cui non volevo rinunciare. 

La mia professione di ricercatore mi mise a disposizione gli strumenti intellettuali per far ciò. Altri strumenti non ne avevo, perché non avevo all’epoca alcuna conoscenza tecnica, provenendo da studi umanistici, né tanto meno avevo possibilità economiche e di finanziamento particolari, essendo un insegnante, per giunta part-time, posto col quale finanziavo allora in Germania il mio dottorato di ricerca in filosofia. 

Per realizzare questo scopo, iniziai anzitutto a modificare manualmente le basi migliori del Subbuteo tradizionale, ossia le HW degli anni ’60-’70. Trovarle usate non era difficile perché allora circolavano ai tornei alcuni giocatori (per es. l'austriaco Robert Lenz, lo scozzese Dave Baxter) che portavano con sé una borsa piena di tali miniature che vendevano a prezzi addirittura superiori a quelli di una buona squadra professionale d’oggi; se poi tali miniature erano già modificate – “truccate” – si arrivava a cifre esorbitanti.

Infatti, per rendere le HW concorrenti rispetto alle miniature svizzere, occorreva modificarle in un certo modo: anzitutto, con una comune lima per unghie, si creava uno smusso al posto dello spigolo nella parte superiore della base, per effettuare il pallonetto. In genere questo riusciva, difficile se non impossibile era creare 10 miniature con lo stesso smusso. Diciamo che, se tutto andava bene,  erano simili, mai uguali. Poi occorreva abbassare il fondo della base per renderla più stabile ed anche favorire gli agganci. Anche il pallonetto migliorava abbassando la base. Ciò era realizzabile passando la superficie d’appoggio della base su della carta abrasiva finissima (1000-1500). Poi occorreva lucidare tale superficie con una pasta abrasiva. Alla fine di questo lavoro, che per ogni base durava circa un’ora, in quanto la plastica della HW era molto dura, si aveva una base che poteva concorrere con le miniature svizzere, anche se, considerando la squadra nel complesso, restava sempre lo svantaggio che la squadra svizzera era composta di miniature tutte uguali, per cui nei movimenti veloci propri del calcio da tavolo il giocatore automaticamente già sapeva come colpire la miniatura per avere un certo risultato, mentre le miniature Subbuteo modificate alla fine presentavano comunque delle differenze, per cui il movimento doveva essere diverso quasi da miniatura a miniatura, il che era impossibile da realizzare nella velocità di una partita. 

Comunque, già in questo modo il mio livello di giocatore improvvisamente crebbe in modo considerevole. Il passo successivo fu però rendere tale procedimento da casuale ed artigianale, semi-industriale. Anziché spendere soldi e soldi per acquistare le HW, anch’esse tutte diverse perché nel corso degli anni vi erano state diverse produzioni Subbuteo di livello qualitativo anche diverso, ebbi l’idea di farmi creare io dalle ditte di plastica la struttura fondamentale grezza (corrispondente alla HW che acquistavo) per poi lavorarla secondo il procedimento di smerigliatura e lucidatura appena imparato da Robert Lenz, che allora militava nel mio stesso club tedesco, l'USC Wuppertal. Così, pensai, non solo mi sarei affrancato dal dover acquistare HW vecchie o addirittura già usate a prezzi elevatissimi, ma soprattutto avrei avuto una base di partenza come la volevo io, il cui smusso per esempio era realizzabile a macchina e non doveva essere fatto a mano, il che significa che le basi venivano tutte uguali. Già questo era un enorme progresso rispetto a quanto si era fatto fino ad allora. 

Non dimenticherò mai quando ebbi i primi prototipi dalla ditta tedesca che si offrì di farmi questi lavori (e, trattandosi di fare poche basi, non fu facile trovare una ditta che prendesse sul serio i miei progetti, tanto più che il Subbuteo allora come oggi è praticamente sconosciuto alla maggioranza della popolazione tedesca). Tali prototipi a dire il vero avevano ancora lo spigolo e non lo smusso, ma la plastica che tra tanti tentativi si rivelò come la migliore, il pvc, era di gran lunga superiore a qualsiasi plastica finora usata sia nei prodotti Subbuteo sia nelle miniature svizzere. Essa è infatti resistente e forte per i tiri, ma anche elastica e morbida per gli agganci. Feci a questi prototipi lo smusso con la limetta, com’ero abituato, e mi presentai sia in allenamento a Wuppertal sia ai tornei di Sucy en Brie e Mons (era il febbraio - marzo del 1995) con qualche squadra elaborata da me a mano, a partire però da basi in pvc fatte su disegno mio dalla ditta tedesca.

Ebbi un successo enorme come giocatore, infatti da principiante ultratrentenne che in genere a tali tornei non riusciva neanche a superare al fase eliminatoria, riuscii a pervenire ai quarti e agli ottavi di tali grandi tornei che allora equivalevano ad una Coppa del Mondo (e Mons lo è ancora oggi), in quanto vi partecipavano i migliori giocatori in assoluto. I miei avversari subito si accorsero che in me qualcosa era cambiato, scherzando gli olandesi dicevano che ero “dopato”, invece era stata la fantasia italiana che, unita a tanta passione ed all'ottimo materiale tedesco avevano fatto nascere qualcosa di nuovo: era nata ProfiBase, la base professionale per miniature Subbuteo tradizionali tridimensionali! 

Ben presto i bravi giocatori "tradizionalisti" cominciarono a contattarmi per avere anche loro basi come le mie, ora facevo fare anche lo smusso a macchina, quindi dovevo solo (per modo di dire, perché era ed è un lavoro manuale di non poco conto) smerigliare e lucidare le basi e potevo quindi farne produrre diverse per poi rivenderle. In questa mia attività di produzione mi si presentò presto la questione di che tipo di base produrre, con quali forme e dimensioni. Le prime che avevo fatto produrre avevano la forma simile a quella di una base particolare Subbuteo HW, modificata dall'esperto Robert Lenz, la quale era per il mio modo di tirare la migliore in assoluto tra le centinaia che avevo o acquistato già modificate o modificate io stesso. Era la mia “numero uno”, il prototipo originario dal quale partii, che ancora oggi posseggo gelosamente (v. qui). Era una base bianca (del resto tutti i "vecchi" giocatori sanno che le migliori basi HW Subbuteo erano quelle di colore bianco) molto abbassata e con uno smusso ben pronunciato, quasi arrotondato.

Ma perché, pensai, far produrre basi di una sola forma e quindi ricommettere l’errore sia del prodotto Subbuteo sia del prodotto svizzero, ossia che il produttore sceglie l’attrezzo sportivo che poi gli agonisti usano? In tutti gli sport esistono attrezzi sportivi di varie dimensioni e forme, entro parametri stabiliti dalla federazione. Così, seguendo i parametri della FISTF, la quale fissa limiti minimi e massimi per altezza e diametro delle basi, elaborai tutte le varie forme possibili e le varie dimensioni teoricamente pensabili, che riassunsi in una tabella, ancora oggi punto di riferimento per il calcio da tavolo sportivo (v. qui). È una tabella esaustiva in quanto fissa sia le tre forme fondamentali che può avere una base professionale sia le varie misure che si possono avere dalla combinazione di altezza e superficie d’appoggio, che sono i due parametri fondamentali nella costruzione di una base. Naturalmente poi esistono altri parametri (lo spessore della plastica, l’angolo dello smusso, l’altezza interna, il raggio della curvatura e così via, che rendono una base diversa da un’altra anche a parità di misure fondamentali - dunque vi possono essere vari possibili sottomodelli per es. di C3 pur nell'ambito di quelle misure fisse che caratterizzano tale modello). Su questi parametri   "secondari" può agire il produttore in relazione alle prestazioni che vuole avere dalla base. Essi restano, per così dire, un segreto del produttore, i parametri primari o fondamentali servono invece ad individuare il modello di una base e quindi sono conosciuti anche al giocatore per individuare con che base vuole giocare (se una base bassa o alta, stretta sotto o larga sotto e così via). 

Mi feci produrre pertanto un paio di set di squadre per ogni modello individuato nella tabella e per ogni colore disponibile – e già allora avevo 27 modelli moltiplicati per i soli tre colori in cui allora avevo il pvc – arancio, nero e grigio più il ghiaccio del pom, plastica più dura del pvc ma meno elastica, quindi 27x4 arrivavo già a 108 possibilità diverse di scelta tra colori, misure e plastica diverse. Una tale possibilità di scelta, scientificamente e tecnicamente motivata, non si era mai avuta nella storia del Subbuteo e del Calcio da Tavolo! 

Vorrei sottolineare qui questo aspetto della scientificità della tabella ProfiBase e del principio che la sottende. Quel che io all’epoca feci, fu infatti proprio pensare in modo radicale e scientifico tutte le varie possibilità di produzione di una base che erano implicite nei limiti stabiliti dalle regole FISTF e metterle in atto a livello tecnologico e poi economico. Dovevo, infatti, assolutamente calcolare bene costi e prezzi perché, anche se non ci dovevo necessariamente guadagnare, dovevo assolutamente coprire i costi, in quanto  non potevo certo consentirmi il lusso di avere perdite. La decisione di produrre tutti i modelli possibili - anche se ovviamente a livello economico non fu vincente, in quanto mi creò diversi problemi di produzione perché certo non era molto facile convincere le ditte a produrmi 50xC3, 50xA6, 50xB7 e così via per di più magari poi di colori diversi -, si rivelò però dal punto di vista dello sviluppo sportivo del Calcio da Tavolo la soluzione vincente: per la prima volta nella storia del nostro amato piccolo sport, infatti, non fu il produttore a decidere quale dovesse essere la forma della base, dunque dell’attrezzo sportivo, ma questa scelta veniva lasciata alla capacità decisionale degli stessi giocatori!

All’inizio vendetti, dunque misi in circolazione, basi praticamente in tutti i modelli ed in tutte le forme. Poi pian piano crebbe la richiesta per alcuni modelli e scemò quella per altri. Così si è arrivati alla situazione di oggi in cui in tutto ci sono circa cinque-sei modelli che ancora si vendono bene, dunque quelli veramente richiesti e che circolano, mentre altri modelli praticamente quasi non si vendono più. Ciò significa che in questi primi 10 anni di attività si è avuta una specie di selezione naturale delle basi per cui alcuni modelli  hanno continuato a vendersi, in quanto evidentemente i giocatori che li usano hanno avuto successo, e si sono affermati come modelli ormai standard, che sicuramente si venderanno sempre in futuro, mentre altri modelli non hanno portato al successo e quindi sono del tutto scomparsi o stanno scomparendo. Alla fine di questo processo selettivo saranno sopravvissuti probabilmente solo pochi modelli che saranno veramente richiesti, per cui anche la produzione risulterà più facile  e potrà essere standardizzata più facilmente, evidentemente anche con costi inferiori ed a prezzi inferiori. L’importante però è che la decisione, quali debbano essere questi modelli fondamentali del calcio da tavolo, non l’abbia presa io all’epoca, cosa che pure avrei potuto fare se non avessi avuto la mentalità e la passione di chi vuole il meglio per ciò che ama, ma l'hanno presa nel corso di questi dieci anni i giocatori stessi! Questo è un aspetto essenziale della storia della base agonistica o professionale e penso un contributo che ben difficilmente potrà non essere ascritto a ProfiBase. 

Ma ora torniamo alla storia, a quei momenti salienti tra la primavera e l’autunno del 1995. Febbraio – marzo 1995: gran successo mio come giocatore principiante che improvvisamente raggiunge i primi posti dei tornei più prestigiosi al mondo, i campioni tradizionalisti cominciamo a contattarmi ed io contatto uno di loro che conoscevo e stimavo sia come giocatore sia come persona, per chiedergli se la via che sto percorrendo è quella giusta e di darmi delle indicazioni (avendo ripreso il Subbuteo dopo i trent'anni, erano consapevole di poter raggiungere sì ottimi risultati, ma di non poter diventare mai un vero e proprio campione: per far ciò occorrono anni ed anni di allenamento in condizioni di "libertà mentale", occorre iniziare presto, non quando si ha famiglia ed altri problemi pratici per la testa): questa persona fu Gil Delogne, allora giovanissimo ma già un gran campione, proveniente dalla scuola di Dominique Demarco e dal Club belga di Cornesse, allora club numero 1 al mondo. 

Gil fu subito entusiasta del mio progetto, a dire il vero penso già avesse capito che qualcosa bolliva in pentola, ma per la riservatezza propria dei nordici non era venuto prima lui da me. A Gil diedi da  provare uno dei miei prototipi, una squadra completa, dal diametro inferiore a quello standard (20 e non 21 mm., tenendo presente che le basi originali HW erano di 20 mm. o addirittura di 19, mentre le miniature svizzere erano di 21mm.). Della squadra che diedi a Gil ne avevo solo due, erano dal mio punto di vista le migliori, una la usavo io, una la diedi a lui (v. qui). Lo smusso di queste basi era lavorato da me a mano con la limetta, dunque le basi erano per lo smusso tutte diverse, però io, lavorandoci ore ed ore su ogni base, le avevo fatte quasi uguali, come se fossero uscite da una macchina. Avevo provato ogni base fin quando non faceva un pallonetto proprio come lo volevo io, provavo e limavo, riprovavo e rilimavo. Serate, notti intere, per ottenere la base "perfetta" per il pallonetto, dominato da una passione senza limiti.

Per farla breve, Gil gioca ancora oggi con quella squadra, con la quale è diventato campione del mondo nel 1998 e nel 2000 ed ha vinto innumerevoli tornei nonché è ininterrottamente, penso almeno da 7 - 8 anni, campione belga (ed il Belgio annovera, dopo l'Italia, i migliori giocatori al mondo). Ci furono due stagioni sportive, tra il 1997 ed il 1998, in cui Gil nella categoria open ed io in quella veterani letteralmente spopolammo con le nostre basi semi-industriali rifinite a mano, vincemmo praticamente quasi tutti i tornei europei saltando al primo posto dei rispettivi World Ranking. 

Ma l’apporto di Gil fu soprattutto determinante nell’ottobre del 1995 in occasione del primo stand ProfiBase organizzato grazie all’appoggio del club Wuppertal durante la Coppa Europa per club in tale città tedesca. Si fronteggiarono a quel torneo due stand; quello di Hofmann che vendeva le sue miniature svizzere, che allora, come detto, dominavano a tutti i livelli, e quello mio, assoluta novità. Per l’occasione avevo pazientemente preparato almeno una squadra per ognuno dei 27 modelli teoricamente possibili, se non per venderli almeno per farli provare ai giocatori più esperti.

Infatti lo stand ProfiBase si è caratterizzato dal primo momento come punto d’incontro degli appassionati di questo sport. La vendita viene, per così dire, quasi in second’ordine: soprattutto si viene da me per provare, discutere, riflettere insieme ai giocatori su quali miglioramenti ancora siano possibili e così via. Lo stand ProfiBase è stato sempre un punto d’incontro per coloro che sono interessati non solo a fare i goal ma anche a capire come e perché si fanno, quindi quali sono le caratteristiche buone e quelle meno buone di una miniatura e così via (nonché a discutere di regole, principi del gioco, possibilità della sua affermazione come sport, della sua promozione e di tutto che quel ruota intorno alla nostra comune passione).

Ci fu molta curiosità in quell’occasione per la mia creazione ed i giocatori gradirono moltissimo la mia idea di aver prodotto basi in varie misure per gli omini tradizionali Subbuteo. Come Gil e me, molti altri ancora volevano conservare tale aspetto estetico del Subbuteo tradizionale, e l’affermazione definitiva della base professionale e quindi di tale aspetto tradizionale del Subbuteo anche nel Calcio da Tavolo agonistico rispecchia proprio questa desiderio generale che c’era allora come oggi, solo che prima mancavano le basi buone, dal 1995 in poi invece ci sono state. Ma la cosa più importante di quel torneo non fu tanto lo straordinario successo di ProfiBase, che a dire il vero ebbe bisogno ancora di 2-3 anni circa, con il mondiale vinto da Gil nel 1998, per affermarsi definitivamente, quanto un match individuale che si giocò all’interno della partita a squadre Svizzera-Belgio. Il match fu Hofmann-Delogne, ciò significò allora miniature svizzere contro ProfiBase, dunque contro basi Subbuteo ma professionali. Io come giocatore non avrei potuto mai competere con Hofmann, che vantava un passato da campione, ma Gil sì. Le miniature, limate da me, ma colpite dal dito d’oro di Gil, fecero 4 goal. Il risultato finale fu 4 a 0. Allora Hofmann usava i Toccer, che paradossalmente persero contro miniature non solo piccoline, ma le cui basi erano ancora più strette delle normali (20 e non 21 mm). Dunque veramente giganti contro nani (ed i nani vinsero)! Non dimenticherò mai gli occhi raggianti di Gil di ritorno al mio stand alla fine del match. non aveva vinto solo lui contro Hofmann, né ProfiBase contro Toccer, ma il Subbuteo tradizionale, ma professionalizzato, contro la bruttura dei prodotti svizzeri. Quella partita fu e resterà per sempre un simbolo, il simbolo di una svolta che prese il Calcio da Tavolo: l'aspetto tradizionale del Subbuteo, la filosofia del Calcio da Tavolo come forma miniaturizzata del calcio, aveva reagito all'affermazione della concezione opposta ed aveva dimostrato come sia possibile avere materiali da gioco buoni, anzi ottimi, senza per questo tradire la forma tradizionale del gioco ed il suo spirito originario.  Sir Peter Adolph, maestro di tutti noi, ne sarebbe stato ben contento!

Dopo quel torneo e quella partita Willy Hofmann, cui il calcio da tavolo deve comunque tanto perché è stato lui il primo a concepire in modo scientifico e tecnico una base fatta veramente in modo ottimale, è del tutto scomparso dal mondo del Calcio da Tavolo. Anche il suo stand non è stato più montato e le sue miniature si sono vendute solo per corrispondenza, oggi sono ormai in via di estinzione, i Toccer non si vedono proprio più ai tornei, con le Sport Playing Figures sono ormai in pochissimi a giocare. Quel che è rimasto è la base professionale, sì ProfiBase, perché anche se prodotte da altri e sotto altri nomi, qualsiasi base prodotta in futuro per essere montata sotto omini tipo quelli tradizionali Subbuteo e che sia inquadrabile per forma e dimensioni proprie della tabella creata da me, sarà sempre, almeno nel suo principio se non sempre nella sua produzione, una ProfiBase! Chiamatele poi come volete, e la fantasia si è sbizzarrita dal 1996 (anno delle prime imitazioni, quelle sorte sotto il sole di Malta) fino ad oggi, a cercare nomi di vario tipo per imitazioni più o meno ben riuscite delle mie basi, ma tutte le basi professionali che circolano sono, nel loro principio, ProfiBase.

Il resto è storia dei nostri giorni. Chi si trova a produrre ed a vendere oggi ha la vita facile, perché si trova il terreno già seminato e comunque già liberato dagli ostacoli. Oggi basta prendere una ProfiBase di successo - e ne circolano in tutto il mondo, tenendo presente che  innumerevoli Open, Grand Prix e Major vengono continuamente vinti da giocatori che usano basi uscite dalle mie mani -, andare dalla prima ditta di plastica e chiedere di produrne uguali, magari modificando un po’ lo smusso o il raggio di curvatura, dare un nome a tale prodotto e vantarsi così di aver creato qualcosa di nuovo, che in realtà nuovo non è. Se si prendono scarti miei del periodo iniziale - modelli che oggi non produco più - ci si troverà molto di quel che oggi è venduto da altri sotto altro nome per nuovo. I principianti non lo sanno e lo acquistano! Naturalmente si trovano anche imitazioni buone, ma tutte queste basi si riferiscono più o meno esplicitamente alla tabella ProfiBase e sono quindi ProfiBase nel loro principio, ossia basi professionali per omini tipo Subbuteo tradizionale.

Insomma, per intenderci, quel che è stato fondamentale nella storia del  mondo del calcio da tavolo è l'impronta data da Sir Peter Adolph, per il gioco nel suo aspetto generale, riassunta nel concetto di "Subbuteo",  e da me per la forma della base, riassunta nel concetto di ProfiBase, base professionale.  Il resto, per quanto riguarda la produzione delle basi, conta poco da un punto di vista storico, solo a Willy Hofmann nella storia del calcio da tavolo spetta un ruolo decisivo per la sua intuizione di creare una base fatta per bene, creata da un giocatore, il quale quindi ben sa quel che conta veramente. Anche a Laurent Garnier occorre riconoscere un ruolo fondamentale a livello organizzativo nella storia del calcio da tavolo, sia per aver avuto l'idea di creare la federazione mondiale con una struttura seria sia per essere stato d'esempio a tutti sul come si debba organizzare in modo professionale un torneo di calcio da tavolo. Ecco queste quattro persone ed i loro rispettivi contributi mi sembrano essere stati i pilastri della storia del calcio da tavolo dalle origini fino ad oggi.

Per quanto riguarda i concetti "Subbuteo" e "ProfiBase" occorre fare una precisazione. Tra gli appassionati del calcio da tavolo si commette a mio avviso di sovente un errore che qui vorrei cercare di correggere. "Subbuteo" viene spesso indicato come un marchio soltanto, concludendo poi che noi non giochiamo a Subbuteo, in quanto evidentemente non si può giocare ad un "marchio", ma a calcio da tavolo. Da qui nasce poi l'annosa controversia tra sostenitori del Subbuteo (che viene in genere indentificato col prodotto degli anni '70)  e sostenitori del Calcio da Tavolo. "Subbuteo" è sì da una parte un marchio, attualmente proprietà della Hasbro, quindi una merce; d'altra parte però è un'espressione, un termine che ormai nella "coscienza popolare", almeno per quanto riguarda l'Italia e l'Inghilterra, sta a significare un tipo particolare di calcio da tavolo, quello a colpo di dito, per distinguerlo dal biliardino e dagli altri. Dunque "Subbuteo" è stato un marchio talmente forte che nel corso del tempo si è trasformato in un termine di valore generale, che potrebbe tranquillamente anche entrare nel vocabolario della lingua italiana, per indicare il calcio da tavolo a punta di dito. Insomma, la proprietà del termine "Subbuteo" giuridicamente è di una compagnia, la quale lo ha acquistato, ma lessicalmente appartiene al popolo, come una qualsiasi altra parola della lingua. Del resto lo stesso termine "Subbuteo" non era per niente originariamente un marchio, ma un termine della lingua latina, ad identificare una specie di falco, ed è poi stato scelto da Sir Peter Adolph per identificare un marchio. Naturalmente per ProfiBase non è così, non lo è ancora e forse non lo sarà mai, perché dietro ProfiBase non c'è quella potenza economica che c'è stata dietro il Subbuteo rendendo tale termine tanto divulgato a livello popolare. Ma in principio è lo stesso: ProfiBase è la base professionale per antonomasia, non solo un marchio specifico così come "Subbuteo" è il calcio da tavolo a punta di dito per antonomasia. Dire "base professionale" o "ProfiBase" è in sostanza la stessa cosa proprio come dire "Subbuteo" o "calcio da tavolo a punta di dito" è la stessa cosa!

Oggi i problemi di procacciamento di buon materiale agonistico che avevamo 10-15 anni non esistono più, la quantità dell’offerta supera sicuramente anche la domanda, si vendono basi di tutti i colori e dimensioni, altri hanno anche aggiunto questa o quella buona idea al concetto di base professionale contribuendo a perfezionarla, così che si può veramente essere soddisfatti dello sviluppo di tale aspetto del nostro amato sport. Per il futuro mi auguro soltanto che non si ceda ad alcuna tentazione, come invece è accaduto in passato per es. con i Toccer, ma anche più di recente con alcune produzioni nostrane, ossia che non si producano mai più basi cilindriche o semicilindriche, la base professionale deve poter girare perché lo spinning-dribbling non può essere eliminato, esso è l'essenza nascosta del nostro gioco, la ciliegina sulla torta, anche se nel ritmo   giustamente veloce del gioco d'oggi ha un’importanza secondaria rispetto ad una  volta (ma di una secondarietà solo apparente, perché i mondiali si vincono anche con una piroetta, come dimostra tra gli altri Massimo Bolognino, il Maradona del Subbuteo attuale, che allo spinning-dribbling di certo non rinuncia). Inoltre le basi cilindriche o quasi cilindriche rendono il pallonetto quasi automatico, senza bisogno d'imprimere alla base quel movimento caratteristico che la fa inclinare in avanti quel tanto che basta per alzare la palla di quanto si vuole. Produrre delle basi che alzino la palla è la cosa più facile, produrle che alzano la palla, ma che anche girino e controllino bene,  è cosa ben più difficile. Mi auguro che produttori e giocatori in futuro mantengano nella produzione delle basi e nel loro uso quel minimo di difficoltà necessaria che renda poi anche sensato ed interessante l’esercizio, dunque l’allenamento, e una meta da raggiungere non un qualcosa che si può acquistare con qualche decina di euro, il pallonetto, che dev’essere sempre una conquista sportiva, come era prima, mai una merce.  

Se ci si atterrà ai pochi principi che sono stati indicati in queste pagine, penso che il Subbuteo – Calcio da Tavolo non finirà mai d'esistere e che anzi nel tempo - anche se ci vorranno generazioni e generazioni - finirà per affermarsi, almeno nel nostro paese,  come piccola attività sportiva con una propria specificità, quella di essere la forma miniaturizzata del calcio.

Marco de Angelis