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1. Concetto e Classificazione delle basi La base è la parte inferiore della miniatura, la cui parte superiore è costituita dall'omino. Le basi professionali possono essere costruite in
3 forme fondamentali, che da me sin dal 1995 sono state così classificate
A tali forme se ne può aggiungere una quarta, la cilindrica, nella quale diametro massimo superiore e diametro massimo inferiore sono uguali, come la seguente (nel disegno senza smusso, ma può anche avere lo smusso):
Tale forma evidentemente non consente il giro
della base, lo spinning, quindi personalmente non la considero professionale, in quanto
non rende possibile una delle prestazioni fondamentali di una base adatta al calcio da
tavolo agonistico.
La forma D non consente la prestazione nr. 3, che pure è necessaria in una disciplina che voglia definirsi sportiva, ossia che cerchi di sviluppare tutte le potenzialità insite nel proprio principio di gioco. Uno degli aspetti essenziali di un qualsiasi sport è infatti nel riuscire a realizzare il maggior numero di prestazioni teoricamente possibili grazie agli attrezzi, che si usano, ed alle regole, che stabiliscono i limiti del loro uso. Scegliere un attrezzo, il quale già di partenza renda impossibile una prestazione teoricamente possibile, non appartiene al concetto di "sport". Queste tre forme fondamentali possono essere
così sintetizzate in rapporto alla storia del calcio da tavolo: i modelli A e B si
ritrovano nella produzione dell'articolo Subbuteo nelle sue
varie edizioni dagli inizi fino ai giorni nostri come anche delle Sports
Playing Figures create dallo svizzero Willy Hofmann agli inizi degli anni
'90 e delle basi Zeügo (tuttora in commercio). La
forma C è stata creata ed introdotta da me (ProfiBase C)
nel 1995. La forma D è stata introdotta da Willy Hofmann negli anni 1993-94 circa
con le miniature cosiddette Toccer. Coniugando questa classificazione fondamentale
delle basi alle misure stabilite dal regolamento internazionale della F.I.S.T.F., che
prevede una larghezza del diametro della base da 16 a 21 mm., un'altezza minima di 5 e
massima di 7, mentre per la superficie d'appoggio della base non è stabilita alcuna
misura, venne elaborata da me negli anni immediatamente precedenti il 1995 e poi
presentata al pubblico del calcio da tavolo per la prima volta ai Campionati Europei per
Nazioni di Wuppertal (Germania) nell'ottobre del 1995, la seguente tabella (tutte le
misure in millimetri):
Come si vede ad ogni sigla (per
es. A3, B5, C7 e così via) corrisponde l'associazione di una forma fondamentale
(individuata dalla lettera) ad un accoppiamento di altezza e superficie d'appoggio della
base (restando invariata la larghezza del diametro massimo standard di 21 mm., che può
anche essere ridotto, se si vuole, entro il limite minimo di 16 mm. e massimo di 21
mm.). L'altezza venne da me scandita al ritmo di 0,5
mm. (che su di un'altezza complessiva della base di 5-6 mm. è da ritenere già
considerevole) così a partire da 5 mm. si ha questa successione: 5,0 mm. (numeri da 1 a 3) La larghezza della superficie d'appoggio (o fondo
esterno) venne stabilita al ritmo di 2 mm. di differenza, partendo da un minimo di 13 mm.
(al fine di non rendere la superficie d'appoggio troppo piccola e la base troppo
instabile) ad un massimo di 17 mm. (per lasciare un minimo di spazio al di sotto della
base, 21 mm. - 17 mm. = 4 mm., dove poter porre l'unghia ed imprimerle così
quel movimento atto ad effettuare lo spinning). Sintetizzando, per la superficie
d'appoggio si ha questa successione di possibilità: 13 mm. (numeri 1, 4, 7, 10, 13) Così infine, dall'associazione di una lettera,
individuante una certa forma ((per es. la A per la forma conica), ed un accoppiamento di
una certa altezza (per es. 5 mm.) e superficie d'appoggio (per es. 17 mm.) risulterà la
seguente sigla A3 (il numero 3 indica infatti l'associazione di altezza 5 mm. e superficie
d'appoggio di 17 mm.). Tale base A3 sarà dunque una base molto bassa (altezza minima di 5
mm.) e molto piatta (la larghezza di 17 mm. del fondo esterno della base è la massima
raccomandabile per evitare una base quasi completamente cilindrica che impedisca il giro). Come già accennato, è anche possibile costruire
basi il cui diametro massimo sia inferiore a 21 mm. (ferme restando le altre
dimensioni individuate dalla sigla). Così per es. si potrà avere una A3 di 20 mm. di
diametro, la quale sarà un po' più leggera della A3 standard, pur mantenendone le
caratteristiche fondamentali. Per es. il grande campione belga Gil Delogne negli ultimi
dieci anni ha vinto svariati Grand Prix, Major e Master come anche due Coppe del Mondo con
una B3 di 20 mm. Anche se tale tabella a prima vista sembra
complicata, poi, una volta compresone il principio, essa risulta estremamente semplice e
soprattutto esaustiva, in quanto una volta per tutte stabilisce delle dimensioni
indicative per basi adatte al calcio da tavolo agonistico. Naturalmente si tratta di
dimensioni solo orientative, perché si può anche costruire una base che abbia l'altezza
di 5,3 e non proprio 5,0 o 5,5, come anche la superficie d'appoggio può essere di 14 e
non proprio 13 o 15. Nell'elaborazione di tale tabella è stato molto importante l'aver stabilito una volta per tutte sia quali possano essere le forme fondamentali delle basi sia quali possano essere le associazioni delle varie dimensioni, riassumendole in alcune sigle che possano guidare ad orientarsi nella varie possibilità. Oggi le sigle C3, C8, A3 etc. fanno ormai parte del linguaggio del calcio da tavolo e ciò a livello mondiale. Se un giocatore statunitense ed uno norvegese, tanto per fare un esempio, s'interpellano sulle basi che usano, dispongono di un linguaggio comune chiaro e semplice che dà immediatamente anche informazioni sul tipo di gioco da loro prediletto: se per es. uno di loro gioca con una base dal numero alto (da 7 in poi), allora sarà un giocatore che ama girare ed effettuare un gioco di contropiede con lanci lunghi (resi possibili dall'altezza della base di 6 o più mm.); se invece usa una base bassa (numeri da 1 a 3) o media (da 4 a 6), sarà sicuramente un giocatore che tende ad imporre un gioco fatto di piccoli passi, di agganci precisi magari anche dalla distanza, con pochi od addirittura senza giri. La tabella sottende infatti alcuni principi di funzionamento delle basi. Di seguito se ne espone qualcuno a titolo esemplificativo. Una base alta per es. renderà la piroetta più
facile rispetto ad una base bassa , la quale però a sua volta avrà un aggancio ed un
tocco più precisi. Così si stabilisce il principio secondo il quale in linea generale "aumentando l'altezza della base aumenta
anche la distanza che la pallina tende a coprire dopo il tocco, in quanto essa viene
colpita in un punto più alto rispetto al punto in cui la colpisce una base bassa". Come anche vale quest'altro principio, secondo il
quale "aumentando la superficie d'appoggio aumenta
la stabilità della base e la sua tendenza a non cadere anche in presenza di un
gioco veloce". Ancora un altro principio: "Diminuendo la superficie d'appoggio aumenta
al contempo la possibilità di effettuare la piroetta". Questi sono soltanto alcuni principi, anch'essi solo orientativi perché poi anche altri fattori possono influenzare la piroetta, l'aggancio e le altre prestazioni. Per es. lo smusso più o meno pronunciato può rendere il tocco più o meno dolce, la rondella posta al centro della base può influenzare la piroetta, come anche il peso dell'omino, che, se troppo pesante, ad es. per un eccesso di pitturazione, non fa rialzare la miniatura dopo la piroetta o addirittura la fa cadere durante il "tragitto" verso la pallina. Dunque la miniatura del calcio da tavolo, pur
nella sua piccolezza, è un universo d'infinite possibilità, che chi ama questo sport e
lo gioca con intelligenza, come sempre si dovrebbe, col tempo finisce sicuramente per
scoprire ed amare. Un'ultima considerazione la vorrei fare in riferimento alla forma C, introdotta da me nel 1995. Essa, pur mantenendo la possibilità della piroetta, che vien meno del tutto nella forma D, nondimeno di questa mantiene quel piccolo tratto cilindrico immediatamente sotto lo smusso, il cosiddetto "muretto", che rende il pallonetto particolarmente facile (v. l'immagine qui sotto).
La base, infatti, colpita mai
in modo forte ma dolce e secco da parte del giocatore, si abbassa fino ad un certo
punto, non cade ma viene mantenuta alla giusta altezza da tale tratto cilindrico,
cosicché lo smusso poi colpisce la pallina dal di sotto alzandola. Naturalmente tale
risultato si ha in maniera ottimale con la base cilindrica, la quale però ha il grande
svantaggio di non far effettuare la piroetta e quindi costringe a rinunciare ad una delle
prestazioni fondamentali di una base professionale per il calcio da tavolo agonistico. In
effetti è per questo motivo che, pur avendole prodotte, per contrastare all'epoca i Toccer,
non ho mai messo in commercio tali tipi di basi e spero nessuno lo faccia mai, perché la
piroetta, sebbene nel gioco veloce di oggi svolga un ruolo sicuramente inferiore rispetto
al calcio da tavolo del passato, rimane però una prestazione essenziale di tale sport,
come il dribbling nel calcio grande. 2. Costituzione delle basi ProfiBase Le basi ProfiBase
di qualsiasi modello e sigla possono essere: - vuote (tipo basi Subbuteo,
Zeügo, Toccer), con eventuale
posizionamento di una rondella al centro del fondo interno della base per il suo
appesantimento e bilanciamento; - piene (tipo Subbuteo
prod. Hasbro e Sports Playing Figures), nel qual caso le
caratteristiche della base non sono ulteriormente modificabili. Le basi piene inoltre
possono consistere di un pezzo singolo (MonoBase) o di due od anche più pezzi (BiBase,
TriBase etc.). Quest'ultima possibilità della base a due o più pezzi è l'unica
creazione vera nel campo delle basi che è da attribuire non a me ma ad un artigiano
piemontese appassionato di calcio da tavolo (intorno al 2000 circa), mentre la
definizione "BiBase"-"TriBase" a tale tipo di base fu data da me a
colloquio con tale artigiano durante il mondiale di Vienna del 2000. 3. Scelta delle basi Sulla base di queste
considerazioni generali ed in particolare del proprio modo di giocare, dunque del modo in
cui ci si vuole divertire e si vuole aver successo, evidentemente ogni giocatore può
scegliere la base che gli è più adatta: chi predilige la piroetta ed un gioco fatto di
passaggi lunghi, opterà evidentemente per una base alta dalla superficie d'appoggio non
troppo larga (numeri 7, 8, addirittura 10, 11); chi preferisce un gioco d'aggancio e di
piccoli passaggi, sceglierà invece una base decisamente bassa (numeri 1, 2, e 3). I
numeri intermedi rappresentano una via di mezzo tra questi due tipi fondamentali di gioco.
Molto dipende poi anche dalla
conformazione del dito del giocatore: dita sottili saranno in grado di far effettuare la
piroetta anche a basi basse e larghe sotto, mentre dita più grosse avranno bisogno di una
base più corposa ed alta raggiungere lo stesso risultato (a bambini e ragazzini bisogna
dunque dare delle basi basse o medie, tanto, se lo vorranno, con le loro dita piccole
riusciranno comunque ad effettuare la piroetta, ma ne avranno guadagnato in stabilità ed
aggancio). Ai
principianti soprattutto giovani e giovanissimi o che comunque si avvicinano per la prima
volta al gioco consiglio sicuramente di iniziare con una C3, la base più bassa e più
larga sotto. Essa ha sempre un aggancio sicuro, un pallonetto facile ed il giro, con dita
sottili ed unghie cresciutelle nelle parti estreme a destra e sinistra, è comunque
possibile (almeno un giro largo, anche se non stretto). Unalternativa valida, se non
si riesce a girare e lo si vuol assolutamente fare con una base bassa, può essere la C2,
stessa altezza della C3 ma con la superficie dappoggio di due mm. più stretta (15 e
non 17 mm.) o una base media come la C5 o la C6. A coloro che
invece riprendono il gioco in età matura dopo averci giocato da ragazzi negli anni
70, se essi, come si verifica spesso, desiderano immediatamente ritrovare il piacere
della piroetta propria delle HW e delle LW, si consiglia luso di basi a partire
dallaltezza di 6 mm. (altezza delle HW e delle LW), con una superficie di 15 mm.,
che dà stabilità e rende abbastanza facile il pallonetto, bilanciando le difficoltà
proprie dei 6 mm. che comunque sono unaltezza rilevante per una base da calcio da
tavolo. La base che si consiglia è dunque la C8, alternativa a questa è la C7 o
C10 (rispettivamente superficie dappoggio inferiore di 2 mm. e altezza
superiore di 0,5 mm) se con la C8 non si riesce a girare, o la C5 (altezza inferiore di
0,5 mm., dunque 5,5, e non 6,0) se con la C8 non riesce il pallonetto. Sintetizzando:
come punti di riferimento valgano la C3 e la C8. La prima si addice ai principianti
soprattutto giovani, la seconda a persone mature che iniziano o ricominciano ad una certa
età. La C3 favorisce pallonetto ed aggancio, la C8 la piroetta. C5 e C6 valgano come
misure medie ed alternative a questi due estremi. 4. Lo
sviluppo della tecnica di gioco La cosa più
interessante nel calcio da tavolo sportivo a livello individuale è la propria crescita
come giocatore, come del resto in qualsiasi altro sport. Tale crescita spesso richiede
anche un cambio di base. Ciò nasce spontaneamente perché ciò che si voleva inizialmente
imparare, lo si è imparato e, per fare il passo successivo, occorre cambiare basi. Per
es.: si inizia con la C3, pian piano si prende dimestichezza con tale base (dunque con il
suo scivolamento, con la sua altezza, con la sua pesantezza etc.), si riesce ad alzare la
palla, a controllare bene ma non a girare. Ecco allora che, ferme restando le altre
caratteristiche e prestazioni, per fare lulteriore passo, si cambia la base, ossia
si passa ad una C6 (possibilmente dello stesso materiale), che rispetto alla C3 è solo di
mezzo millimetro più alta, ma proprio questo mezzo millimetro dà a disposizione un
po più di spazio per mettere lunghia e quindi effettuare il giro. Oppure, per
gli stessi motivi, di passa ad una C2. Altra
possibilità: si è iniziato con una C8, si riesce a girare ma il tiro o laggancio
non corrispondono alle proprie intenzioni. Allora si passa ad una base più bassa, la C5,
che avendo le altre caratteristiche uguali alla C8 non rappresenta un salto eccessivo e
quindi non fa perdere quel che già si era imparato. Questi sono
solo alcuni esempi che valgano da principio generale per il modo in cui si deve supportare
il proprio sviluppo come giocatore con del materiale adatto: iniziare con un tipo di base
bassa, media, o alta e poi, se necessario, passare dopo un periodo adeguato di
allenamento, ad una base di un numero inferiore o superiore che renda più facile quella
prestazione, nella quale non si riesce, pur mantenendo quelle caratteristiche tali da non
far perdere le prestazioni che già riescono. 5. Le
misure estreme Il
regolamento della federazione internazionale prevede anche la costruzione di basi con
misure estreme, ossia superiori ai 6 mm., che, come già detto, è stata generalmente la
misura delle basi originali Subbuteo nella loro storia fino al
2004. Basi per es. di 6,5 mm. (la C10 ha avuto una certa diffusione) rendono il giro
estremamente facile, sono quindi ben adatte a giocatori stile anni 70, che vedano
nel giro lessenza del gioco. Tali misure estreme 6,5 e 7 mm. rendono però
laggancio difficile perché la pallina viene colpita in una parte molto alta. Anche
il pallonetto ne risente perché è difficile imprimere alla base un movimento tale da far
andare lo smusso sotto la pallina per colpirla lì ed alzarla. Se poi a tale altezza si
aggiunge una superficie dappoggio piccola di 13 mm. (C10 C13) ne risulta una
grande faciltà nel giro ma anche una certa instabilità della base nel gioco veloce (mai
però paragonabile allinstabilità delle miniature stile anni 70). 6. Un diametro massimo più piccolo? Il
diametro massimo superiore delle basi nelle miniature Subbuteo
fino agli anni '90 fu sempre di 19-20 mm. circa, al massimo si raggiunsero i 20,5 mm.
Hofmann introdusse con i Toccer la misura di 21 mm. che è poi
diventata la misura standard nel calcio da tavolo agonistico. Occorre però rivedere tale
aspetto e riflettere se tale sviluppo abbia un senso logico o sia solo un fatto casuale.
Basi più strette, per es. di 20 mm., non solo girano meglio a parità di sigla rispetto a
quelle di 21 mm., ma poi hanno più faciltà di penetrazione nella difesa avversaria, dove
gli spazi, si sa, sono sempre molto stretti. Naturalmente esse coprono meno in
difesa, ed anche in questo caso sarà il modo di giocare dell'agonista a suggerirgli quale
misura scegliere per il diametro. Se è un difensivista, allora 21 mm. vanno senz'altro
bene, ma se è invece portato al gioco d'attacco, allora una base di 20 mm. gli potrebbe
dare dei vantaggi non indifferenti. 7. Il peso delle basi Le basi
tradizionali vuote hanno il peso regolabile tramite pesetti, comuni rondelle, che vengono
poste in posizione centrale sul fondo interno della base tramite il biadesivo. Esse sono
da riporre con la parte leggermente concava ed opaca verso l'alto (come nell'immagine di
sotto) al fine d'ottenere il migliore bilanciamento possibile.
8. Basi vuote o basi piene? Il
discorso fatto fino ad ora in riferimento al peso riguarda le basi vuote. Per l'omino
invece riguarda anche le basi piene. In queste ultime il peso non è regolabile se non in
misura minima modificando la pitturazione dell'omino, o, nel caso della basi a due pezzi,
modificando la plastica di cui sono composti i vari pezzi. Come però già detto, ciò è
difficilmente regolabile. Ciò non vuol dire che queste basi non siano buone: se ci si
trova bene così come sono, possono essere utilizzate con buoni risultati, ma una
regolazione del peso delle basi fino al punto in cui corrisponde perfettamente al modo di
giocare e di colpire del giocatore non è possibile. La base a due pezzi, la BiBase,
tanto quanto è ancora gestibile come peso perché, giostrando tra pvc, plexiglass e pom
si hanno tre materiali diversi combinando i quali si possono avere delle variazioni
sensibili: il pvc per es. è la plastica più elastica e morbida, il plexi è più duro ma
scorre meglio, il pom è più forte e secco nel tiro. Se si sceglie per es. il fondo in
plexiglass, già si sa che si avrà un fondo leggero ma che scorre bene. Allora tale fondo
leggero, se lo si usa per una base bassa, dunque con poca plastica, occorrerà metterci
sopra un anello di plastica più pesante, pvc o pom, altrimenti si rischia di avere un
ottimo scorrimento ed anche un aggancio perfetto, ma, restando il peso della miniatura al
di sotto del peso medio indicato, la pallina non si alzerà di un centrimetro (ciò nel
tiro dalla distanza, soprattutto quella critica di un palmo della mano, perché da vicino
si alza sempre con lo smusso appropriato). Al contrario, se si mette il fondo in pvc o
addirittura pom, si avrà già una sostanza della base più pesante, se si monta così una
base alta e si mette anche l'anello in pvc o pom, il risultato sarà una miniatura così
pesante che non solo non farà mai pallonetti per il motivo opposto alla precedente, ma
neanche aggancerà bene (ciò soprattutto per le misure alte, mentre per le misure
medie e basse anche l'uso di pvc o pom per entrambi i pezzi dà buoni risultati). |